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18 settembre 2026

IL CORPO INVECCHIA E L'ANIMA RINGIOVANISCE

 

La dinamica della Trasfigurazione



Non v’accorgete voi che noi siam vermi  

nati a formar l'angelica farfalla, 

che vola a giustizia sanza schermi?

                                                            Dante Alighieri

   

 

 L'essere umano, come tutto ciò che è vivo, è in costante movimento.

Dall'istante del concepimento fino all'ultimo respiro, non c'è un solo giorno in cui il nostro corpo sia identico a com'era il giorno precedente. Cellule che muoiono e tessuti che si rinnovano. Dal feto al cadavere, la vita biologica è un'incessante trasformazione. 
Parimenti dovrebbe avvenire per la nostra dimensione spirituale, ma paradossalmente, pur liberi dalla materia, spesso rimaniamo immobili, illudendoci di "essere arrivati", ingabbiati in pretese certezze che ci paralizzano, bloccando ogni possibile cambiamento.
Ma la pelle morta dell'anima è molto più invecchiante delle rughe del viso.

 La lingua italiana offre una serie di parole d'incredibile precisione terminanti in "mazione" (dalla radice latina formatio, il dare forma), che ben descrivono sia il movimento biologico della materia, sia la metamorfosi dello spirito.

Formazione. È l'impronta iniziale, la struttura primaria con cui veniamo al mondo. È la fase in cui apprendiamo i gesti e le funzioni fondamentali del nostro essere corporeo ‒ come il camminare o il parlare ‒ ponendo le basi biologiche e mentali della nostra identità.
«Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.» (William Shakespeare)

 Trasformazione.  È il ritmo quotidiano dell'esistenza: la disponibilità a lasciarsi plasmare dagli eventi, dagli incontri, dalle gioie e dai dolori, accettando che l'Io di oggi non possa e non debba essere quello di ieri.
«La vita è un processo di continuo divenire.» (Goethe)

 ​Deformazione.  È l'impatto inevitabile con la prova e con il tempo. La sofferenza e il decadimento fisico sfigurano le nostre certezze di superficie e rompono l'involucro dell'orgoglio. È un passaggio doloroso ma necessario: occorre che l'uomo esteriore si sgretoli affinché quello interiore non si sclerotizzi.
«Anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno.» (san Paolo)

 Riformazione. È l'opera paziente dell'anima che, tra i cocci delle proprie illusioni e fragilità, riordina le priorità, purifica le intenzioni e impara l'umiltà del ricominciare.
«Occorre andare fino in fondo alla notte per ritrovare un’altra aurora.» (Georges Bernanos)

 Trasfigurazione. È il vertice del cammino. Mentre la materia compie il suo corso verso il suo inevitabile sfiorire, lo spirito non invecchia, ma si fa trasparente.
Una sorta di infiltrazione di luce, ben diversa dalle infiltrazioni d'acido ialuronico che talvolta invece di migliorare provocano lancinanti dolori alle cartilagini del ginocchio. Già, un’infiltrazione di luce realmente efficace per le cartilagini dell’anima.
«Una vaga capacità d’Ali / svaluta la veste da bruco
Una potenza di Farfalla / dev’essere l’Attitudine a volare.»
(Emily Dickinson)

 ‒ La vita vera comincia quando l'uomo si riconcilia con la sua storia, con il decadimento del suo corpo, lo accoglie e quindi si accoglie pienamente, permettendo così alla vita autentica di rivitalizzare le sue crepe.

 

 

 

 

 

 

09 luglio 2026

L'ATTENZIONE NON PUÒ ELIMINARE L'IRREVERSIBILE


​Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati.

Matteo 10,30

 

 



​   Esiste una presunzione sottile che subdolamente potrebbe infiltrarsi nelle fessure dell'anima delle persone che s'impegnano ad essere attente e precise: l'illusoria presunzione che l'accuratezza estrema possa evitare gli errori e realizzare compiutamente i progetti.

​  Ma la vita, talvolta, s'incarica di frantumare questa certezza attraverso un paradosso molto doloroso: compiere un danno irreparabile non per distrazione, ma per un eccesso di cura. Voler correggere un dttaglio minimo, magari non essenziale, e ritrovarsi a causare un danno ben più serio, divenendo così responsabili di una situazione irrisolvibile.

  ​Sperimentare l'impotenza a ricucire i frantumi, provare insieme mortificazione e incredulità davanti a qualcosa su cui non si può più intervenire è un'esperienza che sconquassa nell'intimo. Si sa in coscienza di aver agito con dedizione, eppure il risultato è disastroso. È qui che il rapporto tra la nostra attenzione e l'ineluttabile si rivela in tutta la sua knelt-complessità.

​Il limite del controllo e l'inganno della perfezione.

​  Ci sono eventi tragici che subiamo e che non dipendono da noi, come la malattia o la perdita delle persone care; ma ci sono anche "disastri" di cui siamo noi stessi, involontariamente, la causa. La tentazione, in questi casi, è quella di giudicarsi negativamente per aver comunque sbagliato, ma subentra altresì un logorante dubbio sull'esser stati eccessivi nella cura del dettaglio perfetto.

​  Il versetto evangelico succitato, che ricorda come persino i capelli del nostro capo siano contati, invita a ridimensionarci in modo autentico. Se tutto è già custodito in un disegno più grande, è forse da esaminare la nostra pretesa di controllare ogni millimetro del reale. Non abbiamo il potere di dominare il risultato positivo di ogni nostra azione.

​  L'attenzione è un dovere umano e una forma di giustizia verso gli altri, ma non deve mai scantonare nell'ossessiva pretesa di eliminare l'imprevisto o l'irrisolvibile.

​L'arte di accogliere l'irreversibile.

​  Come si armonizzano, allora, la tensione verso il giusto e l'accettazione del fallimento? La risposta sta nella capacità di accogliere anche ciò che abbiamo rovinato, nostro malgrado. Essere in pace con se stessi non significa essere infallibili, ma saper fare spazio alla nostra fragilità.

​  Quando il danno è compiuto e la situazione diventa irrisolvibile, l'unica vera libertà rimasta è quella di accettare il limite e esaminare la propria coscienza sotto lo sguardo di un Dio che è Misericordia. Sapere nell'intimo che il "pasticcio" è avvenuto, che seppur inconsapevolmente ne siamo la causa, ma che per ciò che è accaduto non siamo giudicati negativamente.

​  Solo accogliendo ciò che è così com'è e cercando di far tesoro di quella dolorosa esperienza, sarà possibile ritrovare quella saggia pace interiore che non pretende di essere perfetta, ma semplicemente umana, perché carezzata dallo sguardo divino.

  Come non ricordare le ultime e indimenticabili parole del Curato di Ambricourt, nel Diario di un curato di campagna di Georges Bernanos: 
«Il mio combattimento ha avuto fine. Sono riconciliato con me stesso.»

  Parole da leggere e meditare. Parole da manducare e vivere.

​– Neppure una presunta perfetta precisione può garantirci l'infallibilità. La vera saggezza inizia dove finisce la nostra pretesa di controllare il reale.

06 luglio 2026

IL RUOLO DEI DETTAGLI


​

– Senza dettagli non c'è un insieme: la diversità è l'anima dell'originalità.

Se si ignorano i dettagli, non si riesce più ad avere consapevolezza dell'insieme non se ne avverte la nostalgia, non se ne assapora il senso.
Oggi la maggior parte delle persone sembra aver smarrito la capacità di posare lo sguardo su ciò che esiste al di fuori del proprio "io".
Tutti concentrati sugli schermi del cellulare, nessuno guarda fuori. Nessuno porta lo sguardo fuori dal finestrino durante una gita né si accorge di una timida lumaca che dopo la pioggia si muove lentamente sul gradino, né del fiore che scatena i suoi colori per la durata di un sol giorno.
Questa incapacità di scoprire e di contemplare ciò che è piccolo e apparentemente inutile non è una semplice distrazione, ma una drammatica perdita di contatto con la realtà.
Se non si è capaci di scorgere il dettaglio, diventa impossibile intrecciare i legami segreti tra gli innumerevoli frammenti che costituiscono il reale. E non c'è insieme senza dettagli.

​La trappola dell'omologazione artificiale
​Oggi tutto rischia di essere omologato a sequenze di immagini preconfezionate da un'intelligenza artificiale che altro non fa che  riunire dati in risposta ad un comando. Ma la creatività e l'arte sono  ben altro.
L'arte è armonia profonda tra l’essere umano e le sue possibili innumerevoli relazioni con ciò  che esiste fuori di lui.
​Davanti a un display si rimane invece spettatori, illudendosi di creare solo perché si è pressato un pulsante, permettendo ad in algoritmo di "comporre" per noi, mettendo insieme anonimi dati.
Creare, invece, significa fare la fatica di scovare il particolare, di coglierlo nella sua unicità e di personalizzarlo, collegarlo con altri particolari, finché quel frammento non diventi "una cosa nuova".
L'intelligenza artificiale può accumulare dati, proporre soluzioni, ma non può farci pregustare lo stupore dell'avventura creativa.
​Il varco della libertà: oltre la rete dell'omologazione
​Quanta bellezza e verità nel celebre invito di Eugenio Montale: “Cerca una maglia rotta nella rete che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!”.
Oggi si vive immersi in un contesto che induce, condiziona e quasi costringe all'omologazione, rendendo tutto apparentemente facile e piacevole. Non ci si rende conto di quanto ci si lasci svuotare della propria identità, assumendo comportamenti insulsi e, talvolta, disumani.
​Tuttavia, poiché la caratteristica più intima e sacra dell'essere umano è la libertà, dobbiamo sempre credere che a ciascuno sia possibile intraprendere una nuova strada, attraversare una soglia, salpare verso un nuovo orizzonte.
Sì, occorre sempre sperare che è possibile uscire fuori dalla rete che imprigiona e riprovare quel sussulto che fa sentire liberi e autentici.
L'attenzione al dettaglio, forse, è proprio trovare quella maglia rotta nella rete del conformismo e dell'abitudinarietà e scegliere di liberarsi da tutte quelle pelli morte che si stratificano sulla nostra anima.
​Il collegamento unico che ci rende creatori
​Chi coltiva la propria vita interiore e non si lascia intasare dall'insulsaggine e dalla ripetitività sa trovare il filo che congiunge il volo di una farfalla bianca con la frescura di un sorso d'acqua con zenzero e limone.
Quel collegamento può farlo solo chi si è  accorto della danza della farfalla e ha assaporato la fresca bevanda che non conosceva.
​Recuperando la fragile pazienza del dettaglio e il coraggio di andare oltre il "déjà  vu", potremo collaborare a rendere vivo il mondo, praticando il nostro originario ruolo di custodi della bellezza.
​"Senza la cura del dettaglio, il mondo diventa un'immagine sfocata e l'insieme rimane muto."






18 ottobre 2023

MALE-DIRE o BENE-DIRE

LE PAROLE DELL'ODIO E LE PAROLE DELLA PACE

 
    La storia, quella di ciascuno di noi e quella dell'intera comunità umana, è un intreccio di fatti, ma i fatti non nascono dal nulla ed è indiscutibile che, nella narrazione dei fatti, le parole incidono in modo significativo.

    Non è necessario essere specialisti del linguaggio per rendersi conto di come le parole di tutti i giorni siano diventate sempre più violente e aggressive.
    La tossicità del linguaggio si è infiltrata nella comunicazione in modo subdolo e spesso non ci si accorge neppure più della quantità di odio presente nel parlare quotidiano: in famiglia, al lavoro, a scuola, per strada. Un'attenzione particolare merita poi il linguaggio online e le innumerevoli pratiche violente rese possibili dagli strumenti tecnologici.
‒ Se non la smetti di gridare ti ammazzo!
‒ Lei è un incompetente! Se potessi, la licenzierei subito!
‒ Quest'anno ti boccio, così non ti dovrò più sopportare in classe.
‒ Pezzo di m***a! Ti potesse schiacciare un camion...!
Parole deumanizzate e deumanizzanti.

    Ma forse anche noi, senza rendercene conto, non solo ascoltiamo, ma talvolta pronunciamo parole che feriscono, parole che creano divisione, parole che "uccidono".

    Se nulla possiamo sulle guerre che insanguinano il mondo, possiamo però contribuire a rieducare il nostro linguaggio, perché non sia mai un veicolo di odio, piuttosto uno strumento di dialogo e di pace.
Un tempo/spazio rassicurante e umano.
Un Possibile Ponte Pacificante.

* Scultura di Bruno Morelli, 1982.

22 marzo 2020

INVECE DI CONTARE I MORTI PROVIAMO A FARE SBOCCIARE QUALCHE SEME DI SPERANZA

NO agli sterili bollettini di morte.
SÌ a tutto ciò che può alimentare la nostra vita interiore.
Niente piagnistei, più impegno ad essere presenti e operativi, ognuno come può e come sa...

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Stamani un'amica (credente?!) mi ha inviato un testo di cui copierò solo qualche passaggio, da leggere per comprendere da dove, perché e come sia scaturita in me questa risonanza che desidero condividere.
Parte del brano inviatomi l'ho ricopiato in calce al mio testo.







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NO,
oggi e neppure ieri ho contato i morti...
No, oggi e neppure ieri ho seguito i "bollettini di guerra"...
No, oggi come ieri ho scelto di non vedere le bare, i camion, le corsie ansimanti di paura, di sangue e di impotenza...
Non serve, non mi serve, non mi aiuta alla resistenza... Accresce il senso di impotenza contare i morti, guardare le bare, soffrire in modo sterile.
No, già mi basta sapere che siamo dentro una catastrofe e che siamo chiamati ad essere testimoni della Vita.
È già difficile, è un miracolo resistere e manifestare la fede nella Resurrezione.
SÌ, anche oggi
- ho pregato le Lodi videochiamando gli amici soli;
- ho seguito qualche liturgia online pregando per i non credenti;
- mi sono impegnata a inventare qualcosa per riunire anche solo virtualmente gli amici, i conoscenti, le persone più fragili; questo posso fare e questo m'impegno a fare, anche se con molta fatica e sapendo che è una goccia in un oceano di sofferenza...
- ho preparato pranzo e cena ringraziando, al pensiero di quanti non hanno come cibarsi;
- ho abitato la mia casa con la consapevolezza riconoscente di avere uno spazio dove vivere;
- ho detto "grazie" per tutto ciò che ho e posso vivere.
Sì, anche oggi ho meditato sulle tante parole di resistenza che il Gesù mi ha insegnato:
-Talità Kum! Alzati!
Alzati, non piangere e risolleva qualcuno, "prenditi cura" di chi puoi, senza disperdere energie o rammaricarti per ciò che non puoi fare... 
La Parola riecheggia chiara, forte, propositiva:
- Donna perché piangi?
- Ma non lo sapevate che il Figlio dell'uomo doveva soffrire e poi risorgere?
- Se aveste fede...
- Coraggio, non temete! Io sono con voi...
- Andate ed annunciate la buona novella
- E non ci sarà più lacrima né pianto né morte, perché le cose di prima sono passate...
- Io faccio una cosa nuova, ma come, non ve ne accorgete?
È vero, "siamo  tribolati da ogni parte", ma non sarà certo guardare di continuo immagini di sofferenza, contare il numero delle bare, non sarà l'eccesso d'informazione, il chiacchiericcio banale, infido e, ancor meno, le sterili polemiche sulle scelte indicate dalle istituzioni a ridonare la vita ai morti, la forza a chi combatte negli ospedali, a chi si trova in gravissime situazioni da affrontare.
Forse può aiutare di più che "tenersi aggiornati", meditare la parola di Paolo (Seconda lettera ai Corinzi, 4, 8-9:Siamo "tribolati, ma non schiacciati;  sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati".Occorre fare il possibile per non lasciarsi schiacciare da questa catastrofe e potremo riuscirci se faremo emergere in ciascuno di noi:
- lo spirito di solidarietà anziché l'egoismo
- il senso di responsabilità per il bene comune, invece del pressappochismo e/o l'inerzia
- il rispetto della vita in ogni sua forma
- la partecipazione, per sentirsi meno soli e impegnarsi a creare spazi, anche solo virtuali, di sostegno e di condivisione della Bellezza in ogni sua declinazione, per alimentare la vita interiore nostra, di chi ci sta accanto, di quanti possiamo raggiungere.
Forse, meno televisione e più impegno per gli altri nella benevolenza e creatività accrescerebbe le "difese immunitarie"...
Se è vero che non si può gioire vedendo/sapendo la sofferenza che incombe sulla vita di tanti è altresí vero che è sterile gettarsi a mare per tentare di salvare annegati già morti. 
A ciascuno di operare con coerenza e generosità per fare ciò che può e ciò che sa per arginare malattia, male, sofferenza e far brillare un'umile luce per scaldare i cuori e illuminare, anche solo un po', il buio in cui tutti siamo immersi. 
A tutti noi, buon servizio, buona rinascita e aiutiamoci a far sbocciare qualche sorriso intorno noi.
Tutti possiamo essere annunciatori veraci della PRIMAVERA.


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No, oggi no,
non ho ascoltato lectio,
non ho visto messa,
non ho letto meditazione dell'assistente,
oggi ho detto:
Santa madre deh voi fate
che le piaghe siano impresse
nel mio cuore.

No, oggi no,
non ho ascoltato lectio,
non ho visto messa,
non ho letto meditazione dell'assistente.
Oggi detto:
Padre nostro, sia fatta la tua volontà.
Sì, la volontà
che nessuno dei familiari
può seppellire e dare l'ultimo saluto.
Caricati su camion militari
lontano dagli affetti.
627 corpi mi hanno detto
parole di Vita.
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