«S’io m’intuassi, come tu t’inmii...»
— Dante Alighieri, Paradiso IX, 81
Per esprimere la profondità abissale di un'autentica relazione umana, Dante ritenne insufficiente il patrimonio lessicale esistente. Per questo creò neologismi di preziosa fattura, insuperabili per descrivere l'immersione dell'Io nel Tu e l'urgenza del "per sempre": inmiarsi, intuarsi, insemprarsi.
Non esiste un "Io"
perfettamente definito e compiuto che si apre ad un Tu.
L'essere umano è una creatura strutturalmente
incompleta finché rimane chiusa nei propri confini e nel filo spinato del
proprio egoismo. Per essere se stesso deve pertanto scegliere di penetrare nel
suo profondo, avere il coraggio del proprio buio, guardarsi alle specchio per
vedersi nella sua autenticittà. Ma
questo non è suffuciente. Per crescere ha bisogno del confornto, di un
dialogare con qualcun altro.
«All'inizio è la relazione: l'uomo diventa Io a contatto con il Tu». (Martin Buber)
Intuarsi equivale a realizzare in pienezza la "presenza": uscire da sé, spogliarsi delle proprie difese ed entrare nell'altro, comprendere la sua sete, sentire la sua ferita, abitare il suo sguardo senza giudicarlo. Significa permettere all'altro di risuonare dentro di sé, fino a unificare il respiro dell'anima, pur mantenendo la propria identità.
È l'incontro d'amore e di cura nella sua forma più alta. Quando due persone smettono di difendere le proprie ragioni e accettano di intuarsi, accade qualcosa di prodigioso: la relazione smette di essere un semplice fatto materiale e diventa un evento spirituale, una sorta di liturgia viva.
Da questo profondo immedesimarsi nasce l'esperienza dell'insemprarsi: la possibilità reale di entrare nell'Eterno.
Nessuno si salva e nessuno diventa eternoo da solo. Senza la carne, la fatica e la grazia della relazione autentica tra l'Io e il Tu, l'anima rimane un seme non germogliato, chiuso nella sua buccia sterile. È solo nell'abbraccio profondo con l'altro che la nostra vita terrena tocca la luce increata e impara, già qui e ora, il sapore di ciò che sarà per sempre.
Parole importanti che racchiudono il senso profondo dell' esistenza. Esistenza come esodo da me all'altro, senso che tu hai reso in modo perfetto, ricorrendo alla Parola poetica, a Dante, Parola Alta capace di significanti/ significati sempre nuovi di senso, per fioriture dell' umano.
RispondiEliminaUn immenso grazie per il tuo eroico impegno che coniuga verità e bellezza, come dimostra la foto bellissima che hai allegato. Anche questa piena di senso, soprattutto per me e per molti come me ...
grata della risonanza, Maria. quando potrai, ti chiedo di pubblicarla come risposta sotto il.mio messaggio di whatsapp.
EliminaGrazie.
Lo faccio subito.
EliminaCara Maria Antonietta, hai messo a fuoco la bellezza di un rapporto in cui si consegue l'unità profonda grazie all'accoglienza dell'altro da sè in sè, completamento del proprio esistere.
RispondiEliminaIl presupposto è la libera volontá di farlo. E qui si apre una strada talvolta difficile da percorrere, soprattutto se l'intuarsi non è reciproco. Per questo é bello che Dio ci doni sorelle e fratelli accanto a cui camminare e sul sostegno dei quali si può contare. Primo tra tutti Lui stesso.
Mari, il mio commento è apparso scritto da Anonimo per errore. Non avevo inserito il mio nome
RispondiEliminagrazie, Geri
EliminaLa profondità delle tue parole si intreccia con quella dello sguardo tra te e Michele: una foto meravigliosa, carica di tanta bellezza e stupore!
RispondiEliminaIl testo è ricchissimo di neologismi e soprattutto di una carica spirituale tale da aprire le porte e spalancare le finestre al mondo dell'altro, abbattendo i muri che ci dividono continuamente. Dalle tue parole nasce il desiderio di intrecciare una relazione "intuata", dove ci si incontra per entrare in un dialogo profondo. Uscire da se stessi per amare anche il proprio nemico sembra impossibile, ma è di fatto possibile perché l'amore è più forte dell'Amore! Grazie ancora per tessere il filo dell'Amore con quello della Bellezza: la Bellezza dell'incontro vero e autentico!
Intuarsi, inmiarsi, insemprarsi. Penso che sia questo il fine più profondo di una relazione: tendere, poco alla volta, verso quella dimensione in cui ci si conosce davvero e, attraverso l'altro, si arriva a conoscere più profondamente anche se stessi.
RispondiEliminaIl percorso che conduce lì è tutt'altro che semplice: è arduo, impervio, a tratti buio. Una relazione profonda porta alla luce ferite, paure, parti di noi che avremmo preferito non vedere. Ma se siamo capaci di restare, se scegliamo di restare e di attraversare quegli ostacoli, anziché fuggire, allora quelle ferite possono essere riconosciute, curate e trasformate. E possiamo diventare più integri.
È l'intimità, attraverso la conoscenza dell'altro, che può condurre a uno scambio sempre più profondo. È conoscendo l'altro che possono aprirsi continuamente nuove possibilità di scoperta.
Raggiungere queste profondità dentro una relazione è ciò che desidero: poter vivere un legame che sia anche uno spazio di conoscenza, di crescita, di evoluzione e di guarigione reciproca.
Grazie, Francina
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