12 febbraio 2026

RAISSA MARITAIN E L'AMICIZIA

 






«Tutto è Luce e l'anima è leggera quando si è consegnato tutto nelle mani di Dio». 

Una ventina d'anni fa, ricevetti una cartolina raffigurante una distesa marina stupenda, illuminata dalla luce luminosissima di un astro argentato, su cui, con caratteri bianchi come la spuma del mare, era scritta la frase succitata. 

Allora non conoscevo Raïssa se non in quanto moglie del ben più noto filosofo Jacques Maritain. Quella parola-messaggio, così vero e trasparente, mi penetrò nell'intimoEro ben lungi dal sapere che quella frase esprimeva il nucleo dell'essere più profondo di Raïssa

Luce e Leggerezza: due segni inconfutabili di chi vive dello Spirito di Dio, di chi si offre liberamente e costantemente, per riceversi come Dono dal Padre e donarsi a quanti s'incontrano sul cammino

 

Poco conosciuta, in particolare in Italia, Raïssa Maritain ha vissuto la pienezza del suo essere donna, profondendo la sua squisita femminilità in ogni realtà da lei vissuta: dolce sposa di Jacques e affettuosissima sorella di Vera manifesta la sua tenerissima capacità materna nella generosa Accoglienza verso chiunque si rivolge a lei

La sua urgenza di Verità alimenta un corretto uso della ragione, così come il gusto per la Bellezza la rende amorosamente attenta ad ogni forma artistica, equilibrando costantemente le ragioni del cuore con quelle dell'intelligenza

Ed è la vita di preghiera ricercata, vissuta, amata, che alimenta e sostiene Raïssa, armonizzando felicemente tutte le sue capacità umane

La preghiera è la linfa della sua esperienza di donna, di cristiana, di intellettuale, di scrittrice, ed è in questo quotidiano e intimo incontro con il suo Dio, che riceve Forza e Luce per sé e per chi le sta accanto. 

Nella prefazione al Journal, pubblicato postumo nel 1963, Jacques definisce la moglie «un'anima innamorata di Dio e tuttavia presente con instancabile carità alla vita del mondo». 

Vorrei partire da questa affermazione, per abbozzare una riflessione sul tema dell'amicizia in Raïssa, così come viene testimoniato nei suoi scritti e, in particolare, ne Les Grandes Amitiés

L'isolamento, vissuto come frutto di esasperata autosufficienza o come sterile sfiducia nei confronti del prossimo, ritengo posa considerarsi una fra le più preoccupanti miserie per la persona umana

«Non è bene che l'uomo sia solo», si legge nel cap. III del Genesi e la Verità di questa Parola è facilmente sperimentabile da parte di tutti: ciascuno sa quanto è buio un giorno senza un ”tu” e come, al contrario, nello sguardo di chi ci ama è dato di ritrovare la luce del cielo e quell’energia capace di liberare tutta la verità che è in noi

 

In questa prospettiva, considero interessante riflettere sull'esperienza dell'amicizia così come Raïssa l'ha vissuta. Non si tratta infatti solo di mettere insieme dei dati che riguardano una personalità certamente di rilievo nel mondo culturale della Parigi degli anni venti. Si vogliono piuttosto proporre spunti, che possano suggerire un approfondimento di una delle componenti più delicate, affascinanti e vivificanti dell'esperienza umana: l'amicizia

L'amicizia comporta, come atteggiamento profondo dell'essere, una capacità di uscir fuori da sé, per stabilire una comunicazione autentica con l'altro; comunicazione interpersonale, che si realizza nel dono gioioso, sincero, gratuito del proprio essere, dono sperimentato come sorgente di arricchimento e crescita dei due amici

I due, che s'impegnano a vivere un dialogo vero, sono persone che scelgono di andarsi incontro, per aiutarsi a ri-conoscere la loro più profonda identità, ri-cercando insieme la Verità, in cui, solo, è possibile ritrovarsi. 

L’attenzione e la sollecitudine per l'altro, la capacità di ascolto autentico sono fra le componenti essenziali del dialogo che, variamente praticato, è lo spazio in cui si realizza l'amicizia: dialogo degli occhi, del cuore, dell'intelligenza, dello spirito. Ogni amicizia nasce col dialogo e in esso si alimenta e cresce, dilatando sempre più la persona verso orizzonti imprevedibili. È la Novità dell'Amore

E perché si realizzi un vero dialogo è richiesta la semplicità del cuore, quell'essere se stessi e quel donarsi senza maschere e senza riserve, che è proprio solo di chi si impegna a vivere sempre alla Presenza di Dio

È infatti solo in Dio la fonte di ogni vera umiltà e di ogni verità. È solo nello sperimentarlo come Padre che possiamo, ogni giorno, lasciarci formare sempre più 'bambini ', semplici e puri e quindi capaci di piangere e ridere insieme, di morire nel dono di sé, di ri-nascere nell'accogliere l'altro

La vita spirituale di Raïssa[1], che la generosità di Jacques ha fatto conoscere a tante persone, pubblicando il Journal, è strutturata sull'offerta sempre più plenaria di sé a Dio, che si visibilizza in una dedizione silenziosa e attiva verso tutte le persone che incontra. 

 

Ogni esperienza spirituale di incontro con Dio percorre un cammino obbligato: la preghiera. 

La preghiera è il cammino di amicizia con Dio; è lo spazio in cui il dialogo si ap-profondisce, s'intimizza e va divenendo sempre più vivificante e trasformante, perché suggerisce, ogni istante, in modo più coinvolgente, il far propria l'esperienza di Gesù: essere Uno col Padre lodandolo e Uno con i fratelli servendoli nell'Amore

Possiamo certamente considerare il tempo che Raïssa dedicava all'orazione la Fonte da cui scaturiva l'instancabilità e la gioiosa perseveranza del dono di sé a quanti incontrava. 

Dolcemente paziente e luminosa di una limpidezza profonda, segno delle anime pure, Raïssa «è sempre vissuta per la Verità. Dove non c'è Bellezza si sente soffocare, non può vivere».[2]

I suoi grandi occhi, dallo sguardo penetrante e intensissimo, sono gli occhi di una donna che è accoglienza: Raissa non chiede per sé, ma seriamente disponibile al dono di sé a Dio, non si stanca mai di accogliere nella sua casa e nella sua persona i “cercatori della Verità, perché ciascuno possa incontrare Dio e, in Lui, il senso del proprio essere persona capace di dialogo. 

I numerosi e profondi rapporti di amicizia vissuti da Raïssa, alcuni dei quali sono descritti mirabilmente ne Les Grandes Amitiés, testimoniano che il suo cuore, scavato a profondità abissali dall'Amore di Dio, è capace di essere-verso gli altri infinitamente, di «farsi tutto a tutti»[3], dilatandosi a dimensioni smisurate. 

 

Occorrerebbe tracciare un profilo spirituale di Raïssa, per comprendere come abbia vissuto l'amicizia e il ruolo di questa esperienza nella sua esistenza

«I nostri amici fanno parte della nostra vita e la nostra vita spiega le nostre amicizie.»[4]

Mi limiterò qui a sottolineare un aspetto costitutivo dell'amicizia: l'ospitalità, che Raïssa ha certamente vissuto in modo privilegiato e che, in certo modo, la configura come donna dell'Accoglienza

Gesù invita ad entrare nella sua casa, nella sua persona: «Venite e vedrete». È facile andare verso gli altri quando ci è gradito o ci fa comodo o ci risulta gratificante. È molto più coinvolgente essere sempre disponibili ad accogliere l'altro quando ha bisogno, quando cerca, quando è nelle tenebre, quando lo sentiamo diverso da noi. 

Essere ospitali allora è:

‒ impegnarsi ad essere sempre un luogo in cui l'altro possa riposare pienamente, 

una zona libera perché l'altro entrando possa guarire. 

Ciò significa una interiorità dolce, 

un cuore di carne e non di pietra, 

uno spazio dove si può camminare a piedi nudi.[5]

 

Insieme a Jacques e a Vera, Raïssa Maritain ha amato generosamente con cuore ospitale, offrendo a quanti frequentavano la sua casa un luogo sereno e accogliente, in cui ritrovarsi come persone accomunate dal desiderio di camminare verso la Verità.

L'ospitalità di Raïssa è il frutto stupendo della sua povertà di spirito, ogni giorno più radicale, del suo sconfinato amore per la verità e la bellezza, che si traduce nella capacità di vedere-sentire la verità-bellezza di ogni persona

 Solo chi è aperto al mistero di Dio, può autenticamente aprirsi al mistero dell'altro, gioirne nell'intimo e aiutarlo a dischiudersi, rivelandogli la sua più profonda verità: il povero di cuore, accogliendo l'ospite, lo rende ricco dei suoi stessi doni

Avere sperimentato Dio come centro armonizza interiormente Raïssa e le consente di irradiare quell'esperienza unificante di tutte le componenti della persona umana: intelligenza, volontà, cuore, sensi. È questa armonia interiore che fa della sua casa un centro di pace, in cui è possibile trovare, nel silenzio, la Parola che illumina e, nelle parole, il coraggio del silenzio, in cui si consumano il dono e l'accoglienza

Jacques, profeticamente, auspica, nel futuro della Chiesa, il moltiplicarsi di «focolari di luce spirituale»[6], dove gli uomini possano incontrarsi, incontrando Dio ed ha ovviamente presente, in questo desiderio/preghiera, la stupenda avventura da lui vissuta con Raïssa e Vera

La casa di Meudon, dove si svilupparono i circoli tomisti e dove, con «speranze imprecisate giungevano visitatori sconosciuti»[7], è certamente un luogo abitato dallo Spirito di Dio, che rende comunque visibile la Sua Presenza nella persona di Raïssa, la cui tenerezza e attenzione dona agli ospiti un'indimenticabile esperienza di dolcezza. L'amicizia con Léon Bloy, che ha reso Raïssa consapevole delle sue doti umane: musicali e letterarie e che ha altresì risvegliato in lei l'anelito al Dio di Gesù Cristo, ha certamente segnato l'esperienza di questa donna che, a sua volta, ha condotto silenziosamente per mano tanti figli all'Unico Padre

«Fatevi un cuore profondo, capace di Amicizia «», recita la regola di Taizé. L'amicizia con Dio dovrebbe trasfigurare la nostra esistenza e rinnovare quella di chi ci incontra

Se ogni persona fosse un po' più consapevole di come ogni rapporto umano potrebbe esser vissuto in profondità, dovrebbe intrecciarsi una meravigliosa rete di rapporti amicali, vivificanti, capaci di farci rinascere, per un cammino di «amorizzazione universale».[8]

 


NOTE

- L'articolo è stato pubblicato nella rivista LABOR, Anno XXX - 1989.

[1] Jacques, nell'appendice al Journal di Raïssa accenna a una sommaria distinzione in tre grandi periodi della vita spirituale della moglie: a) il periodo dal 1906, data del Battesimo, fino al 1916 può essere considerato come la preparazione di tutta la sua persona all'esperienza contemplativa: è la fase della lettura delle vite dei santi; è il momento dell'incontro con S. Tommaso; b) il 1916, data in cui, seguendo la direzione del P. Dehau, comincia a dedicare all'orazione tutto il tempo che le sembra che Dio le chieda, può considerarsi l'inizio del secondo periodo. Tale docilità allo Spirito non era certo facilmente praticabile, soprattutto a partire dal 1923, data in cui i Maritain si stabiliscono a Meudon; c) dal 1940 al 1960, a parte i momenti di incontro-preghiera privilegiati, Raïssa rimane fedele all'orazione, più che negli spazi di tempo dedicati alla contemplazione, nel silenzio in cui viveva l'ininterrotto susseguirsi dei doveri quotidiani; è il periodo in cui «prega senza neppure sapere di pregare»

[2] Jacques Maritain, Ricordi e appunti, Morcelliana, 1973, p. 50.[3] Prima lettera di san Paolo ai Corinzi 9, 22.

[4] Raïssa Maritain, I Grandi Amici, Vita e Pensiero, 1956, p. 9. 

[5] Pensiero liberamente ispirato ai testi di Henri Nouwen

[6] Jacques Maritain, Ricordi e appunti, cit.
[7] Ibidem, p. 222. 
[8]  Gian Piero Cereti, Amore, amicizia, matrimonio, Marietti, 1987, p. 83.


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